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Il Trial Balloon di Miccichè | “Il presidente del Senato in campo? Lo voterebbe anche Forza Italia”

 

REGIONALI: la provocazione di Miccichè: “Grasso candidato? Dovrebbe dimettersi domani. Gli alfaniani vogliono un moderato? Ragioniamo”.

 

Sorgente: “Il presidente del Senato in campo? Lo voterebbe anche Forza Italia”

Chiamasi Trial Balloon. Solitamente è un membro dell’entourage a fare la dichiarazione “prova”, letteralmente, ossia per testare la reazione dell’opinione pubblica e dei mass media. In questo caso Miccichè ci mette la faccia – o usa se stesso come una sorta di estensione del suo stesso partito – per testare la reazione sull’ipotesi di correre insieme al Pd con un unico candidato alla Presidenza della Regione. Non è la prima volta che lo fa. Avrà imparato da Trump che qualche giorno fa aveva usato un esponente del suo staff per far trapelare l’intenzione di licenziare il Procuratore che indaga sul suo conto. La dichiarazione è stato di fatto poi smentita così come quella di Micciché, di fatto, è caduta nel dimenticatoio visto il dietrofront dello stesso Presidente del Senato. Da questo esempio tecnico scopriamo due cose:

  • Miccichè non è interessato alla leadership della coalizione
  • Il partito “padre” del centrodestra siciliano sta seriamente prenendo in considerazione l’ipotesi di correre insieme al Pd per un fronte comune anti 5 Stelle.

Le tecniche di comunicazione e strategia politica, molto spesso, svelano molto più di quello che apparentemente vogliono significare.

 

Santi Cautela

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L’ANALISI | Clinton, Renzi e la politica del remake: smarrite le idee?

Ha ragione Roberto Recchioni quando scrive che si nasce nuovi e si muore “remake”. L’autore di Dylan Dog fa riferimento ai grandi classici che tornano al cinema e in tv, da Twin Peaks a Ghostbusters, Batman, Star Wars, Indipendence Day.

Siamo a corto di idee?

Guardando lo scenario dell’industria culturale occidentale si direbbe proprio di sì. In politica poi, sembra abbastanza evidente che anche quando sia presente una novità, essa alla fine vada sempre nella direzione dello status quo. L’Italia di Renzi è l’Italia del Gattopardo. Ancora una volta. Come un gene individuato dall’intrepido Tomasi di Lampedusa nel dna alieno tutto italiano. Renzi confeziona riforme che portano alla stagnazione, la Gran Bretagna rispolvera la teoria isolazionista dei Paesi anglosassoni, la Germania di Frau Merkel gioca ancora a fare la voce grossa con le voci piccole degli stati satellite. C’è poi la notizia dentro la notizia: la Spagna, Paese occidentale abbandonato dai media, cresce il suo Pil dopo mesi senza governo stabile. Della serie “il corpo funziona anche senza testa” …in quel caso meglio!

Ma l’esempio più ambiguo viene dall’Occidente più smarcato che ci sia: gli Stati Uniti d’America

Lì assistiamo al remake dei remake. Da un lato un Clinton bis, dall’altra invece un candidato che è ancora alla ricerca di una sua identità ideologica e politica. Il camaleontico Trump gira in tondo all’estrema destra e all’estrema teoria del voltagabbana: quella cioè di chi si presenta sul palco e sfodera discorsi adattati ai contesti più disparati. Ci ha provato ad essere moderato, poi ricasca ancora come a Phoenix, a proposito di “rinascite”.

Ricorda un po’ i 5 Stelle in Italia: una smentita è una notizia data due volte e quindi passano da una issue a un’altra polarizzando le loro posizioni. Capire il grillismo è la sfida della fast politic 2.0 come direbbe il Professor Cacciotto. Le sfide degli analisti stanno tutte ovviamente dentro i confini dell’interpretazione e questa volta appare chiaro che chi nasce nuovo, per un datagate o un avviso di garanzia di troppo, muore irrimediabilmente remake.

Santi