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La privacy zero di The Circle, il film che riflette sull’uomo come insieme di dati in rete

Il tema della reputation economy come sapete mi appassiona. Parliamo di una verità che oggi è a portata di mano, ossia la gigantesca mole di dati sulla nostra vita e sui nostri gusti, pensieri, stili, mode che viaggiano sulla rete. Questi dati costituiscono – non soltanto l’espressione Big Data di cui avrete sicuramente sentito parlare – ma il presupposto fondamentale su cui ruotano alcune riflessioni post-moderne sul concetto di reputazione digitale.

Queste informazioni, a disposizione di aziende e multinazionali, possono essere una risorsa incredibile ma anche una importante invasione di privacy che ormai, sembra sempre più inesorabilmente compromessa. Molti studiosi sostengono poi che un social per funzionare – o meglio, un avatar – deve trovare in qualche modo una corrispondenza nella vita reale. Su queste e altre questioni si sono basati film come The Social Network e Her, due pietre miliari del cinema “digitale” 4.0, ossia in grado di riflettere sul nuovo rapporto tra macchina e uomo e tra schermo e vita.

Un altro film uscito questa estate in Italia che ho avuto modo di vedere ieri, è The Circle, film tratto dal libro di Dave Eggers, “Il Cerchio” (Mondadori), con Tom Hanks ed Emma Watson ma anche con John Boyega, il Finn di Star Wars. Per molti la struttura di questo film non ha convinto, eppure ha permesso, su un piano di lettura più alto, alcune riflessioni “a portata di mano”, su una questione spinosa come quella della reputation economy.

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La storia di questo film è incentrata su questo super social che fonde viralità e community all’insegna della “trasparenza” ossia di un sistema di micro-telecamere che permette di raccontare e vivere attraverso le vite degli altri. Zero privacy vuol dire trasparenza assoluta, quindi niente bugie o falsità, niente crimini, niente errori quindi più conoscenza, equazione semplice. Ma fino a che punto si è disposti a rinunciare alla propria privacy in nome di una società più “giusta” e vera?

Nel film questo aspetto viene trattato in relazione per esempio alla politica, ai deputati che scelgono di mettere in rete i propri incontri, le proprie spese, le loro vite. Vi suona famigliare? Esiste già un partito costruito sul concetto di rete e di condivisione, di comunità-cerchio attorno al suo leader profetico. Il concetto stesso di democrazia partecipata passa dal web 3.0. Date un’occhiata la profilo Facebook di Luigi Di Maio, ditemi se tutto questo non è già realtà.

Attenzione perché queste argomentazioni non si discostano molto da certe tematiche, nel film toccate creando dei paradossi, come la viralità, la morbosità del web, la tendenza a usare o non usare filtri. Non solo. Il problema è il passaggio da una società liquefatta, per dirla alla Baumann, a una civiltà iper-connessa, con tutti i rischi del caso. L’uomo diventa un avamposto fisico e digitale di dati in movimento, un algoritmo studiato da altri algoritmi complessi. Lo vediamo tutti i giorni: le pubblicità di Adwords che ci inseguono sui social dopo che mettiamo “mi piace” a un prodotto o a una data pagina, magari a una blogger o un cantante. Tutto questo è già realtà. Per alcuni fa ovviamente paura, perché le conseguenze possono essere quelle visibili in The Circle – quindi la proiezione di emozioni e sentimenti più o meno positivi e polarizzati in un enorme realitiy show senza filtri e senza medium, poiché il medium siete voi – oppure l’appiattimento e l’azzeramento delle emozioni per paura di finire in pasto al Grande Fratello – e questo è il caso di un altro recente film, The Equals, dove i protagonisti vivono in una società perfetta privata dei sentimenti.

Nel film The Circle sono presenti tanti riferimenti paradossali che sanno di “già vissuto”. La vita sui social considerata parte dell’attività “lavorativa” di una persona, la condivisione dei dati medici e di tutti quelli che hanno a che fare con hobby e sport, la finestra sull’intimità che sfocia nella pornografia di prossimità, la ricerca di nuovi spazi dove sedimentare i nuovi archivi della conoscenza, basati su persone e abitudini, ricordano molto i server Facebook costruiti nel deserto dell’Oregon.

Guardate questo film e riflettere su questi elementi. Fatemi sapere se ne trovate di altri. Scrivetemi a santicautela@gmail.com, dopotutto anche noi della blogosfera siamo una enorme comunità alla ricerca di conoscenza, ognuno con la sua webcam, ognuno con la sua mole di dati in rete. Siamo già nel cerchio. Il processo è già in atto. Siatene consapevoli.

Santi Cautela

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