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LIBRI | L’analisi social su De Luca, Sindaco di Messina

Presentiamo oggi il nuovo libro di Emilio Pintaldi che analizza l’ascesa di Cateno De Luca a Sindaco di Messina. Nel libro un capitolo scritto da Santi Cautela contenente un focus sui social network

A colpi di post su Facebook, di tuffi in piscina e di parodie, vuole arrivare alla presidenza della Regione. La comunicazione del sindaco di Messina Cateno De Luca viene passata ai raggi x in un saggio scritto dal giornalista professionista Emilio Pintaldi. La tecnica utilizzata dal politico più “social” della Sicilia viene esaminata in centotrentacinque pagine. La Prefazione del libro è del professore Francesco Pira, sociologo e docente dell’Università di Messina ed esperto dei fenomeni social e di comunicazione politica.

A darlo alle stampe, Casta editore, una società editrice indipendente. La metà dei diritti che spettano all’autore sarà devoluta al centro Nemo sud di Messina che si occupa dei pazienti affetti da malattie neuromuscolari e all’associazione Abc amici dei bimbi in corsia. Nel volume anche un approfondimento del giornalista Santi Cautela che ha analizzato le parole e i temi affrontati durante la campagna elettorale da De Luca. Il libro sarà esposto in anteprima alla manifestazione “Una Marina di Libri” all’Ortobotanico di Palermo dove potrà essere anche acquistato. Tre le presentazioni ufficiali previste nel mese di giugno. Per lanciare il libro, Emilio Pintaldi, ha scelto la città della valle dei templi.

“Nell’era di internet e dei social- scrive l’autore- il tradizionale ufficio stampa e la vecchia comunicazione pubblica fatta di fax, conferenze stampa e comunicati, sono totalmente superati. E’ una conseguenza dello spostamento di grandi masse di utenti sui social, dell’abbandono da parte di intere generazioni della carta stampata, dell’avvento di una televisione che utilizza la “smart tecnologia”.  I leader post-politici- quelli che hanno preso il posto dei predecessori che utilizzavano i media tradizionali come normali canali di comunicazione, molto spesso, non hanno un vero e proprio addetto stampa. Non hanno uno spin doctor. Non hanno un portavoce. Cateno De Luca, sindaco di Messina dal giugno del 2018, rappresenta il superamento di qualsiasi mediazione tradizionale tra la politica pubblica e il cittadino”.

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Messina brucia, il ruolo di Twitter e il ritardo dei media nazionali

Sono giorni che la Sicilia va a fuoco. Giorni in cui un caldo torrido, spesso complice con il vento di scirocco, fanno da scenario a incendi distruttivi su tutto il fronte tirrenico da Messina fino a Palermo. Certo è impossibile escludere la mano dell’uomo in questo tipo di tragedie. Questa mattina Renato Accorinti, la massima autorità provinciale, consegna la richiesta ufficiale di dichiarazione dello stato di emergenza che passa però inosservata sulla stampa nazionale.

Oggi però citiamo la cronaca per parlare del ruolo dei social network in questa vicenda che, mentre scrivo, sta ancora evolvendosi. Da giorni, si diceva, diversi focolai avevano già colpito gravemente Patti e Montagnareale. Poi una nuvola enorme aveva persino oscurato il cielo per decine di chilometri. La stessa che si è rivista oggi da un altro fronte, quello di Messina Nord. Un vasto fronte che circonda l’Annunziata, il quartiere delle “nuove” facoltà universitarie, ha praticamente in poche ore soffocato i cittadini. Diverse abitazioni evacuate – la stessa facoltà di Lettere e Filosofia – e tutti i giornali locali danno la notizia online già nelle prime ore del pomeriggio. Ma sui tg nazionali si parla solo del fronte incendi della California. E Messina brucia. Uno dei primi tweet che lancia l’appello è di Massimo Mastronardo intorno alle 16.

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Questo utente riesce nel suo intento a catturare l’attenzione dei top influencer. Prima Fiorello, poi Nino Frassica, poi i notiziari. Giornalettismo prima e Skytg24 dopo fino alla stessa Concita De Gregorio. E’ un allarme generale che parte da Twitter e si diffonde sul web e su Facebook. Una primavera araba messinese. A tranquillizzare in parte i cittadini ci pensa il canale Twitter dei Vigili del Fuoco, che nel frattempo rilasciano diverse dichiarazioni ai tg:

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Il succo del messaggio è sempre lo stesso: noi ci siamo, mentre l’Italia inizia a indignarsi, siamo già alle 18. Fiorello, che aveva retwettato Mastronardo, interviene con un video su Facebook e lancia l’allarme alle autorità e ai media. L’edizione delle 20 di Skytg24 tratta il problema nel corollario dei focolai in Calabria, Campania, Puglia e Lazio. Ma a Messina il fuoco è tra le case, le strade, le persone. Viene chiusa l’importante arteria autostradale tra Messina e Catania. Nel frattempo l’hashtag #MessinaBrucia è virale ed è al secondo posto a livello nazionale. Il tema si impone nell’agenda setting dei telegiornali grazie al continuo retweetting dei semplici cittadini, spesso senza neanche grossi bacini di follower. Molte foto fanno il giro di Whatsapp e finiscono immediatamente su Twitter, come questa, divenuta virale praticamente in diretta:

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Tra i tanti tweet di studenti e siciliani fuori sede, molti si chiedono perché nessuno parli di questa vera emergenza che ha colpito Messina nelle ultime 24 ore. Per adesso si sa solo che i soliti eroi sono i Vigili del Fuoco e i volontari della Protezione Civile di cui parlano in pochi. Lo stesso direttore del centro emergenze mantiene una grande dignità in diretta tv, senza mai fare appelli ai politici, eppure, ammette laconico “dei mezzi in più, farebbero comodo a tutti”. Conferma che questa è una situazione grave e straordinaria. I social hanno fatto il resto, hanno raccontato la diretta delle fiamme. Ma i social non sono “Twitter” o “Facebook”. Sono le singole persone, i singoli cittadini che si sono sentiti vulnerabili tra le fiamme ma hanno saputo riscoprirsi comunità, condividendo emozioni e speranze, attraverso un hashtag che ha sommerso il silenzio e il ritardo imbarazzante dei giornali. E questo i piromani non sono riusciti a bruciarlo.

Santi Cautela

 

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L’ANALISI | La comunicazione istituzionale tra passato e futuro: Ardizzone vs Confcommercio

Anche la comunicazione pubblica e in particolare quella istituzionale può fare la differenza nella “persuasione” e nella diffusione di contenuti. Messina è stata di recente protagonista di due esempi – carismatici entrambi – di comunicazione istituzionale che hanno avuto un risalto mediatico importante. Analizziamoli da vicino.

Quando la comunicazione è solo informazione

Il Presidente dell’Ars incontra il Premier Renzi

In un post probabilmente scritto di fretta, il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Giovanni Ardizzone, ha voluto ricordare la visita del Premier Renzi a Palermo e quindi il loro incontro. Sappiamo che il Presidente Ardizzone scrive spesso su Facebook di proprio pugno ma evidentemente questa volta ha delegato l’ufficio stampa della presidenza.

Risultato? Un post con un linguaggio vecchio, parlando di sè stessi in terza persona singolare – alla Napoleone – senza paragrafatura e senza hashtag. Sull’interazione poi nessuna risposta ai commenti. Il post è appunto “istituzionale” nel senso golden age del termine: non c’è struttura, non c’è interazione, mancano le call to action. Non c’è comunicazione – intesa come differenza di dati per creare o mantenere consenso – c’è solo l’informazione fine a se stessa. Eccolo qua:

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La trovata geniale delle galline nel pollaio

L’esempio della Camera di Commercio di Messina

Ne hanno parlato tutti i giornali. La Camera di Commercio di Messina si è fatta una bella promozione organizzando un blitz ben studiato a livello mediatico. Nel centro di Messina Piazza Cairoli vive da mesi nel degrado a causa di danni e strutture fatiscenti. Una zona della piazza è stata addirittura recintata ed isolata alla meno peggio. Sono bastate due galline per fare il resto.

L’iniziativa, ne siamo sicuri, è stata promossa dal vulcanico fondatore di MessinaOggi.it e addetto stampa della Camera di Commercio messinese, Davide Gambale. La Gazzetta del Sud, principale giornale siciliano e uno dei primi dieci a livello nazionale, ha subito ripreso la notizia: “Adesso Piazza Cairoli è davvero un pollaio”.

Facile capire che le galline, anche solo come protagoniste del blitz, hanno reso più facile l’associazione tra degrado e senso civico. Il Comune non ci ha fatto una bella figura ma la Confcommercio messinese ha segnato una bella doppietta: una per l’idea e l’altra per il risultato conseguito nella comunicazione pubblica. Galline sì ma polli no.

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