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L’ANALISI | La nuova stagione di House of Cards e le strategie di Frank Underwood

Analizzando le prime due puntate della nuova stagione di House of Cards, emergono molti punti salienti di una strategia politica verosimile.

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Innanzitutto, in questi primi due episodi – evitando di spoilerare i contenuti – Frank Underwood prepara la sua guerra personale al terrorismo. Questo gli servirà per arrivare al voto aggirando le voci sull’impeachment che lo riguardano. Per evitare che si parli di scandali, infatti, il Presidente più diabolico degli Stati Uniti d’America, ha necessità di creare i presupposti per erigersi come quell’unico leader in grado di salvare il Paese. Questa tecnica è spesso stata messa in uso dai Presidenti repubblicani, detta anche teoria del ‘padre forte’ (per saperne di più clicca quì)

Secondo alcuni studi dello psicologo politico Lakoff, l’elettorato repubblicano, sarebbe più incline a sovrastimare la figura del leader “padre” che si rapporta alla nazione in maniera verticistica elargendo sicurezza. Alla fine del secondo episodio vediamo Frank accompagnato dalla bellissima Claire, avvicinare la gente fuori le mura della White House per rassicurarli:

“Non avete nulla da temere”

Un’immagine molto significativa che richiama quella di un altro Presidente, George W. Bush, rassicurare la piccola Ashley che aveva smesso di parlare dopo gli attentati dell’11 settembre.

E-mail handout photo of President George W. Bush hugging Ashley. "As the President passed by, Ashley handed the President her ticket to sign which he did with a big smile; not knowing her connection with 9/11. He was moving at a brisk pace as you might imagine doing a 4 stop tour that day. He then shook hands with Linda when she conveyed who this young lady was. Instantly his entire demeanor changed. He lost his smile. His eyes closed briefly. He stopped, backed-up took, Ashley's hands and in a quite, private voice asked, "How are you doing?" Ashley, according to her father, showing more emotion than since the loss of her mom, forced out "Fine." The President held her close for what seemed like forever but it was likely just 10-15 seconds, and while still holding her, looking at Lynn said, "I can see how much your dad loves you, Ashley.", *** Note Date and Time Removed from photo****, scanned 5/5/2004

Frank, stratega in pectore, sa bene che la necessità di sicurezza può far vincere anche l’elezione più difficile. In Italia, per esempio, Gianni Alemanno, tra i leader della destra italiana, vinse l’elezione a Roma – da sempre in mano alla sinistra – e divenne Sindaco facendo proprio leva sul bisogno di sicurezza dei cittadini. Che siano i campi rom o gli infiltrati terroristi dell’Ico (il riferimento nella serie è evidentemente all’Isis) non fa differenza. Tra i pilastri del trattato tra sovrano e sudditi, già descritto da Hobbes in tempi non sospetti, vi è la ricerca di sicurezza.

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Frank polarizza la regola del marketing non convenzionale su cui si basa il passaparola, il buzz marketing, il viral marketing, ossia crea uno pseudo-evento (in questo caso finto evento) per concentrare l’attenzione sull’emergenza terroristica sul suolo americano. L’idea alla base del marketing virale è l’originalità che si diffonde proprio come un virus.

Gli autori di House of Cards hanno sapientemente enfatizzato questa tecnica al punto da trasformare il concetto stesso di virale in virus. Ed è proprio un virus telematico – ovviamente orchestrato dalla stessa mente diabolica di Underwood – che blocca la rete internet e le comunicazioni di Washington, a dare il pretesto al Presidente per spingere ulteriormente sulla necessità di richiedere lo stato di guerra.

Richiesta insolita per un Presidente democratico. Ma non è la prima volta che un Presidente apparentemente progressista (Frank è anche bisessuale, tema ripreso con molta oscurità anche durante queste prime due puntate), pone in atto politiche filo-repubblicane, anche per mettere in contraddizione il suo rivale per la corsa alla Casa Bianca: il governatore repubblicano Will Conway.

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Pensate alla corsa da Senatore di John F. Kennedy nel 58’. Anche lui sfidò apertamente i repubblicani sfruttando a pieno le amicizie e le simpatie del padre con lo stesso senatore McCarthy (il più repubblicano dei repubblicani). Oggi non a caso, anche per le sue politiche spesso ammiccanti nei riguardi della religione cristiana e su altri temi più vicini alle posizioni conservatrici, Kennedy è un riferimento dei NeoCon. Come dire che non è tanto lo schieramento di appartenenza a contare ma l’azione governativa. Un concetto che recentemente ha messo in discussione anche l’ex Premier Matteo Renzi, che punta a conquistare fette di elettorato molto più moderate e di centro-destra.

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Tornando a Frank Underwoord, una delle strategie da lui messe in campo, riguardano anche gli appelli al popolo americano, il cosiddetto “going public”. Un eserizio di retorica che mira a sollevare l’emotività popolare per aggirare i limiti burocratici e politici delle Camere. Ci si appella al popolo per far leva sui deputati. Non a caso vediamo Frank piombare personalmente in aula a fare il suo appello ai deputati, un’anomalia perché in America vige una netta separazione dei poteri e l’autonomia del Congresso non può mai essere messa in discussione, tant’è che il Presidente può accedervi solo su invito. Insomma questa quinta stagione promette molto bene e sembra ritagliare un ruolo via via più importante – per alcuni ingombrante – alla first lady. Ma ne parleremo in un’altra puntata, perché se è vera la regola generale secondo cui dietro un grande uomo vi è sempre una grande donna, anche nelle presidenze americane, da Roosevelt a Obama, la storia ha molto da raccontare!

Santi Cautela