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Il rigurgito delle fake-news: quando una notizia vera viene bollata come falsa

Le Fake-News sono notizie tendenziose diffuse a regola d’arte che sviano il lettore dalla verità. Dietro ogni bufala o fake-news si cela spesso una strategia, politica, sociale o di semplice satira, che usa questo strumento per raggiungere un fine specifico: popolarità, consenso, notorietà, click in valore economico.

In maniera più approfondita le fake news si diffondono grazie a quello che gli esperti chiamano “pregiudizio di conferma” ossia quel bias cognitivo che ci fa ricercare notizie che motivano le nostre opinioni. In questo senso, siamo più esposti a immagazzinare dati e notizie da chi “la pensa come noi”.

Esistono tecniche precise per diffondere queste notizie ma in buona sostanza è il web il mare in cui nuotano le fake-news. I sistemi di ricondivisione poi fanno il resto. Non importa se è vera l’affermazione “tutti gli immigrati rubano”, nel momento in cui la condivide una fonte cosiddetta autorevole in termini di notorietà – vedi su Twitter Donald Trump – quella fake-news diviene notizia perché raggiunge rapidamente tantissimi utenti e quindi si diffonde come un cancro.

Per neutralizzare gli effetti dirompenti delle fake-news Facebook per esempio si è dotato di un algoritmo specifico e di un’agenzia di monitoraggio che effettua il cosiddetto “fast-checking.” Secondo gli esperti però, il modo migliore per contrastare questo fenomeno è il diffondere buone prassi nella vita reale attraverso laboratori nelle scuole, nelle università e nei circoli di aggregazione. L’obiettivo è creare una “consapevolezza diffusa” capace di fare da argine al diffondersi delle bufale in rete.

Assistiamo tuttavia a un nuovo fenomeno collegato alle fake-news. In quanti hanno letto una notizia magari “gonfiata” nel titolo o che ci sembra così incredibile tanto da farci esclamare “sarà una fake news“. Sono le meta-fake-news, la nuova frontiera delle conseguenze delle bufale online. L’ansia da fake-news (ed è a mio avviso il pericolo peggiore) fa in modo che anche le notizie vere possono essere “percepite” come false per un nuovo preconcetto che sta nascendo specie tra i più giovani. Il fenomeno è ancora a maglie strette ma potrebbe presto avere effetti sul giornalismo e sul linguaggio. In futuro i giornali online – già in evidente crisi e in costante ricerca di click – potrebbero abbandonare il modello del giornalismo “urlato” perché, molto semplicemente, è un modello destinato al declino.

La vera frontiera del giornalismo sarà quindi diffondere buone pratiche fuori ma lavorare affinché anche le notizie vere siano fabbricate tenendo presenti determinati frame fuorvianti. Solo così potremo evitare il rigurgito delle fake-news: la bufala della bufala.

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Nuovo algoritmo Facebook: come salvare la tua Pagina

Lo scorso 11 gennaio Mark Zuckerberg ha annunciato al mondo che il suo social network avrebbe aggiornato l’algoritmo che gestisce le newsfeed, la sezione aggiornamenti, penalizzando le pagine con poca interazione. Scopriamo insieme come arginare questo nuovo vincolo di Facebook con pochissimi passaggi.

Quali motivazioni si celano dietro questa precisa scelta aziendale? Ce lo dice lo stesso patron di Facebook, in un post che mira a chiarire perché si è scelto di scartare la visibilità nelle newsfeed per pagine e altri strumenti.

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«Con questo aggiornamento, vogliamo dare priorità ai post che accendono conversazioni e interazioni significative fra le persone. Per farlo, cercheremo di prevedere con quali post vorrai interagire con i tuoi amici, e cercheremo di mostrarteli più in alto nel feed».

 

Senza entrare in polemica col gigante di Cupertino, sarà molto più difficile per aziende medio piccole far conoscere le proprie novità attraverso la bacheca degli utenti che hanno già messo mi piace. Prediligendo la “relazionalità” tra utenti, infatti, si riduce di molto la possibilità per alcuni tipi di pagine di scalare la classifica dei giganti che non dovrebbero essere scalfiti da questa novità.

Rispetto all’aggiornamento di agosto, questo nuovo algoritmo è in linea con le scelte di Facebook di colpire sia chi favorisce le fake news tramite inserzioni, sia chi favorisce il clickbait. Quest’ultima pratica crea false aspettative portando fuori dal social gli utenti attratti da un’esca falsa.

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Come intervenire in concreto?

Ci sono due possibili vie, la prima sembra quella preferita da Facebook: le inserzioni. E’ abbastanza naturale, a fronte del nuovo algoritmo, per non farsi travolgere da contenuti più ricondivisi, pagare risulta l’unica soluzione.

Oppure creare relazioni. Questo potrebbe essere il futuro della comunicazione su questo tipo di social, sempre più “media” a tutti gli effetti. Nel futuro saranno gli utenti di Facebook a selezionare i contenuti informativi e questo potrebbe tagliare fuori parecchie piccole e medie imprese.

A relazionalità imposta si risponde quindi con relazionalità strategica. Come fare?

  • I contenuti vanno studiati e ripensati per coinvolgere il pubblico. Quindi call to action ma anche notizie-intrattenimento che favoriscono l’engagement. Selfie, video degli utenti, commenti devono essere il nostro pane quotidiano per restare vivi sui social. Se poi siamo fortunati saremo anche viral.
  • I contenuti devono essere pensati per inserirsi all’interno di conversazioni quindi devono coinvolgere sempre più gli utenti. Il nuovo algoritmo penalizzerà quei contenuti con pochi likes ma soprattutto con pochi commenti, bisognerà attrezzarsi e ripensare la propria strategia top down facendola diventare sempre più grassroots.
  • Sfruttare il fandom, coinvolgere gli utenti, renderli protagonisti. Calibrare i contenuti sui micro-target. E soprattutto sfruttare la tendenza del momento: i V-Log, ossia le rubriche video pre-confezionate coinvolgendo opinion leader, star, esperti, persone note.
  • Cercare di avere l’esclusività sui social su qualunque tipo di notizia o prodotto può aiutare a creare condivisioni e partecipazione. Se prima l’originalità era infatti una delle caratteristiche del marketing non convenzionale in rete, oggi diventa il vero cavallo di battaglia.

 

Se volete approfondire l’argomento scrivetemi sul mio profilo Facebook o su Twitter, anche se ultimamente preferisco Linkedin.

Torneremo sull’argomento poichè questo è un periodo di transizione in cui tutti si stanno attrezzando per restare “a galla” e anche noi impariamo mentre sperimentiamo nuove soluzioni.

Santi Cautela

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VIDEO | Il fucile che uccise Kennedy a Pistoia e le fake-news