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Tag Archives: comunicazione

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EVENTI | Come si scrive un post? Ecco il corso che fa per te

L’uso della parola ai tempi dei social è fondamentale perché strettamente correlato alla qualità del prodotto condiviso.
Esistono tante tecniche per iniziare, ho quindi pensato a un workshop rivolto agli appassionati in cerca di qualche trucchetto.
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La Play Station è una roba seria: lo strano rapporto tra tv, gioco e realtà

Qualche tempo fa in una galassia lontana lontana esisteva la prima Play Station Sony. Quante cose sono cambiate in questi primi 20 anni di vita della consolle Sony arrivata ormai alla quarta edizione Pro.

Eppure la Play Station ha davvero cambiato le nostre vite, entrando nell’immaginario collettivo come forma “assoluta” di intrattenimento – non solo maschile oggi – e di condivisione. E’ cambiato insomma il modo di percepire il gioco anche a livello simbolico. Prima solo per fanatici e smanettoni, oggi i videogame sono la normalità alla portata di tutti, portafogli permettendo, ovvio. Tutti ci giocano, anche i più insospettabili. A proposito di frame sulla “normalità” guardate questo tweet di Filippo Sensi – alias consulente politico di Matteo Renzi – durante la notte degli spogli per le Regionali.

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Matteo Renzi e Orfini che giocano a Pes. Da lì a poco i due “guru” del Pd insieme al maestro Sensi avrebbero raggiunto l’apice del loro “impero galattico” per citare Star Wars Battlefront, noto gioco per consolle e Pc. Quindi anche la Play Station entrata nell’immaginario politico come modo “onesto” di fabbricare intrattenimento tra un tweet e l’altro, tra un’elezione e una riunione alla Camera.

Nulla di nuovo, almeno in Italia. In America giocare alla Play Station è così routine da esser presa come spunto dagli stessi sceneggiatori di House Of Cards. Guardate il protagonista, Frank Underwood – Kevin Spacey – il quale presta poi la voce e il volto a un noto gioco – Call of Duty – in una perfetta osmosi tra tv, videogioco e cinema. Il concetto stesso di serialità diventa “convergente” e il gioco non è più “isolamento” ma comunicazione allo stato puro.

Persino l’abbigliamento è uguale. Il rilassarsi in attività come giocare alla Play comunica la sicurezza della leadership

Quindi ricapitolando, la realtà ispira il gioco che ispira la realtà che ispira la tv che ispira nuovamente la realtà in un ciclo infinito di prodotti mediali che vanno oltre l’esperienza più virtuale del gioco. Questa è già storia. Ma la Play Station ha davvero cambiato le nostre vite grazie alla poliedricità della piattaforma e al suo multitasking experience. Puoi giocare online, puoi far parte della community, puoi scambiare punti o messaggi, guardare un film, navigare su internet, fare persino attività fisica, puoi condividere con un tasto le tue giocate, come ho fatto qui con i miei amici:

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Insomma bisogna davvero stravolgere l’assioma iniziale. Non è più la Play Station ad aver stravolto il mondo dell’intrattenimento ma è il mondo ad aver stravolto la Play e il concetto stesso di gioco. Magari il prossimo post ve lo scrivo proprio dal network Sony, in fondo ci puoi far proprio tutto.

Nel prossimo articolo parleremo di realtà aumentata e intelligenza artificiale. A proposito di House of Cards 5, chi si ricorda cosa faceva il Senatore Conway per “distrarsi” dalla campagna elettorale presidenziale? E non solo questo…

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Santi Cautela

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VIDEO | Economia della Reputazione, come essere credibili sul mercato del lavoro

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L’ANALISI | La disintermediazione ai tempi di Daniele Capezzone: il Giuditta’s Files Live

La ricerca sui social network si interroga in questi anni sull’incontro tra mondo politico e fandom. Può il social network essere uno strumento per abbattere quei sistemi legislativi che impongono limiti al dibattito politico in pubblico, aggirare la par conditio, far ritirare quella marea che è l’agenda setting televisiva? Possiamo considerare, nello specifico, Facebook alla stregua di un canale tv?

I recenti esperimenti delle dirette streaming sembrano andare in questa direzione. Facebook sta investendo tanto in tal senso, tanto da far usare – o abusare – questo strumento come una sorta di canale mediatico per sondaggi, sfide, metalinguaggi del populismo. La diretta funziona, anche se non abbiamo ancora dei dati. Per esempio, dal 20 ottobre scorso Facebook ha comunicato la possibilità per le pagine “verificate” di programmare le dirette, creando quindi la stessa “attesa” attraverso il sistema delle notifiche, di un vero e proprio talk mediatico.

In questa sessione analizzeremo un caso di diretta streaming nel campo politico, che ci farà capire in quale direzione si sta andando.

LA DISINTERMEDIAZIONE PUO’ AIUTARE UN PARTITO DI NICCHIA A FARSI SPAZIO?

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Nonostante il format Rai “Politics” non abbia dato grandi risultati dalla connessione tra “dirette” social e dirette televisive, possiamo dire invece che il processo inverso, non quantitativamente, lo ribadiamo, ma qualitativamente, può ricoprire una valida funzione di disintermediazione. Parliamo di quel processo rivoluzionario che – nella comunicazione politica – ha ridotto le distanze tra politici ed elettori, saltando quei “mediatori” classici che erano partiti, sindacati, istituzioni. E in questo meccanismo i social network hanno ovviamente fatto da ‘sostanza accelerante’.

Che Facebook, per esempio, non sia una semplice panacea democratica è evidente a tutti. Anzi, la società americana sembra esser intervenuta pesantemente nella limitazione dei post “non sponsorizzati”. Ma con l’uso di una comunicazione efficace, anche questi limiti possono essere aggirati. Si può quindi parlare di una “disintermediazione al quadrato” in due fasi: quella primaria che abbiamo visto ridiscutere il ruolo primario dei mediatori tradizionali e una fase ancora in divenire, dove l’abilità comunicativa professionale può far breccia tra gli algoritmi di Facebook. Quindi, per rispondere alla domanda sopra: sì, se utilizzato bene, la diretta di Facebook può essere un valido supporto per garantire a un partito “neonato” la giusta visibilità e il mantenimento del rapporto con il suo elettorato/fandom. Parliamo di fandom proprio perché le comunità virtuali che ruotano attorno a pagine e a profili pubblici, somigliano sempre più a quelle dei cari vecchi forum specializzati, in cui ci si arriva per condividere interessi comuni o potenzialmente condivisibili.

L’ESEMPIO DI DANIELE CAPEZZONE: L’USO DELLA DIRETTA “FATTA IN CASA”

Daniele Capezzone, abile giornalista, politico di spicco dei Co.R (Conservatori e Riformisti), già portavoce all’epoca del Pdl, liberista – o meglio, liberal-conservatore – ha una pagina Facebook verificata con circa 4 migliaia di seguaci che equivalgono ad altrettante decine di migliaia di potenziali uditori grazie al sistema “a valanga” generato dalle notifiche delle dirette Facebook. Capezzone ha fatto qualcosa di molto interessante: ha cercato di abbattere le distanze tra il suo ruolo politico e la piazza virtuale usando non soltanto la politica ma anche quello che potremmo definire alla Marx, un feticcio del popolo, ossia un gatto domestico!

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Giuditta è il co-protagonista della pagina di Daniele Capezzone, equivale quindi, se paragonato ai talk politici, a una valletta o a un comico. E’ il Crozza della situazione. E’ il gatto che è seduto sulla macchina, sulla libreria, dietro il tavolo, insomma quel simbolo populista della “dolce condivisione” usato qui abilmente per creare share emotivo.

Gli ingredienti del format sono appunto, il gatto di Capezzone, una lampada, un ambiente scuro, una libreria. Evidentemente Capezzone si rivolge soprattutto a una generazione che ha radici forti negli anni 90′, la generazione della serialità di X-Files. E infatti come indizio di questa analisi, abbiamo il nome: Giuditta’s Files live, l’ambientazione che si rifà al noir, al giallo poliziesco, e, ovviamente alla serialità. Capezzone ha infatti deciso di dare una sequenzialità alle dirette, come un appuntamento televisivo. Ogni settimana, il mercoledì alle 21, va in scena il Giuditta’s Files. Il mercoledì è per esempio il giorno della settimana usato molto spesso da Fox e Sky per lanciare le serie Tv più importanti. Quindi gli indizzi dell’X-Files politico all’italiana ci dicono chiaramente che nulla è lasciato al caso: per Capezzone, il social network è disintermediazione, di più, è serialità, fidelizzazione con l’elettorato/fandom.

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In quei trenta minuti abbondanti – tempi quindi di una puntata televisiva – Capezzone snocciola i temi forti usando spesso aneddoti, esempi molto forti e chiari, con cui cerca di costruire il suo audience. Ancora siamo solo alla seconda puntata e quindi, sociologicamente e statisticamente, non abbiamo abbastanza materiale per capire se questa operazione – nuova per il pubblico italiano – conoscerà il successo.

UNA DIREZIONE ANCORA TUTTA DA SCOPRIRE…

Giornalisticamente, Nicola Porro, ogni mattina con la sua diretta “Zuppa di Porro” è riuscito ad ottenere migliaia di visualizzazioni ed è diventato un evento fisso anche per la rassegna social di molti professionisti. Ma Porro è un opinion leader, deve informare per resistere per citare una nota testata online, non deve creare consenso. Quello è più difficile. Ed è per questo che Capezzone dedica molto spazio alla risposta dei commenti, generando così quell’altro elemento indispensabile che è la partecipazione. Un caso studio quindi molto interessante che, tra le novità politiche, sta già dando molta visibilità a un partito piccolo, ancora poco organizzato su scala nazionale, ma che potrebbe trovare proprio grazie ai social network e alla disintermediazione, quello spazio che i media tradizionali ormai sempre più frammentati concedono sempre meno a chi non genera audience. Non male per un gatto che non sa neanche di essere un importante preambolo della comunicazione politica.

Santi Cautela