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AGNES-SICILIA

Speciale Elezioni Regionali siciliane: tra un post su Facebook e un post in lista

Le elezioni regionali di novembre 2017 segneranno una svolta per la politica nazionale. Gli attori politici in campo non si contendono solo gli scranni dell’Ars – Assemblea Regionale Sicilana – ma anche la capacità di cambiare rotta agli equilibri nazionali della politica così come l’abbiamo letta in questi mesi.

Lo scenario che si presenta è tripolare: il gruppo del centrodestra, capitanato da Nello Musumeci con il pesante apporto di Forza Italia, è l’ultima formazione a essersi rimpolpata. Subito dopo troviamo il Movimento 5 Stelle con Giancarlo Cancelleri e infine il gruppo del centrosinistra, spacchettato in due anime: quella dell’asset tra Pd e Alternativa Popolare con Fabrizio Micari e il resto della sinistra che si muove attorno la candidatura di Claudio Fava, altro nome illustre di questa campagna.

Secondo gli ultimi sondaggi, sembrerebbe un testa a testa tra Musumeci e Cancelleri, entrambi superano il 32% con modalità drasticamente diverse. Musumeci ha con sè, oltre il prestigio del suo trascorso come politico e come presidente dell’Antimafia, una squadra molto ampia di partiti, da Fratelli d’Italia a Forza Italia, Noi con Salvini, Idea Sicilia, parte dell’Udc e così via.

Cancelleri è il leader di un movimento siciliano che si è rinsaldato all’Ars nelle varie commissioni ma che punta sul simbolo più che sulla squadra, o meglio, come direbbe Luigi Di Maio, l’obiettivo è il programma di governo. Un elettorato molto diverso? Probabilmente no. In Sicilia i 5 Stelle sono già stati “primo partito” mentre il centrodestra si è sempre presentato “scorporato” a causa del mancato accordo sul candidato, stavolta trovato al fotofinish dopo mesi di tentennamenti, dietrofront e bagarre tra Berlusconi, Miccichè e parte di Diventerà Bellissima, il movimento di Nello Musumeci.

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Un movimento che si è mobilitato da circa un anno grazie a una comunicazione tout court soprattutto sui social – ma anche con la cartellonistica – realizzata dall’agenzia di comunicazione Reattiva, con sede a Catania. Ho avuto il piacere di conoscere “le menti” dietro questa comunicazione molto “americana” che sta davvero facendo la differenza in termini di riconoscibilità del candidato e dei suoi fedelissimi. Addirittura si è fatta a guerra per avere un posto nella lista di Musumeci, al punto da convincere i vertici a creare due valvole di sfogo: una lista che racchiude i simboli scomposti di FdI, Noi con Salvini e altre piccole associazioni mentre un’altra – la lista ammiraglia – con il simbolo di Diventerà Bellissima.

Gran parte dell’elettorato sarà motivato proprio dalla forza dei singoli candidati sul territorio, mentre quello dato ai 5Stelle è ancora una volta un voto di protesta dato al cartello. La Sicilia ha accumulato 5 miliardi di euro di debiti in questi anni, è ultima per produttività tra le regioni europee e tra le ultime anche per il tasso di disoccupazione macro e giovanile. Questo si traduce ovviamente in uno scollamento progressivo dell’elettorato dai partiti tradizionalisti – anche se Forza Italia mantiene un buon trend in Sicilia come partito trainante grazie ai big interni – e alla base. Cosa vuol dire? Che assisteremo probabilmente a due fenomeni da record: il tasso di astensione e il disinteresse per il voto da parte dei giovani tra i 18 e i 24 anni.

Anche Musumeci è stato in grado di concentrare sulla sua figura autorevole il consenso di molti delusi della politica siciliana ma la grande sfida sarà attrarre il voto dei Neet, ossia di quei giovani che non cercano lavoro e si sono rassegnati. Mentre Musumeci è molto concentrato sul porta a porta e sui social network, i 5 Stelle sono invece a caccia di visibilità sui media tradizionali. Visibilità che viene garantita dalla presenza dei leader nazionali Di Maio e Di Battista che colmano il gap di notorietà di Cancelleri che rischia di divenire il governatore meno “noto” ai cittadini.

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Nella galassia del centrosinistra ormai sempre più centro, l’apporto di Alternativa Popolare è ormai nullo dopo la fuori uscita di molti big che hanno girato le spalle ad Alfano. Il Pd paga invece lo scotto di un’esperienza di governo da fiancheggiatori di Crocetta, il quale, con un recente sondaggio, ha dimostrato di esser percepito come il peggiore tra i governatori siciliani. Un’esperienza di governo giudicata da molti opinion leader e network dei mass media, decisamente disastrosa.

Un’altra caratteristica di questa campagna elettorale sono – e saranno – i cambi di casacca. La transumanza politica è sempre stata molto forte in Sicilia e ha lasciato forti cicatrici. Una di queste si chiama Totò Cuffaro, ancora decisivo nel sistema di alleanze politiche dall’esterno, proiettato stavolta sull’asse centrista targato Pd-Ncd.

La riduzione dei seggi da 90 a 70 e la nuova legge elettorale regionale aggiungono il macigno finale a una campagna elettorale difficile, complessa, soprattutto per la lontananza della gente dai circuiti politici “di palazzo”, siano essi la tastiera di un pc per i panstellati, o i circoli politici del centrodestra. Sarà una battaglia tosta e all’ultimo voto dove il protagonista indiretto potrebbe davvero essere l’elettore che resta a casa, mentre gli altri decideranno in gran parte nelle ultime due settimane. Speriamo di no, per il bene della Sicilia.

Santi Cautela

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La comunicazione politica in Sicilia: ecco tre esempi di buone e cattive abitudini

Oggi analizziamo tre esempi di comunicazione politica che riguardano politici siciliani, di recente finiti nel chiasso mediatico. Ci soffermeremo su alcune performance recenti per capire come e cosa si è sbagliato oppure si è azzeccato.

Primo caso. Salvo Pogliese.

L’uso della diretta Facebook

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In un video sul suo profilo Facebook l’eurodeputato Salvo Pogliese di Forza Italia, ringrazia gli organizzatori di MuovitItalia, la kermesse giovanile svoltasi lo scorso week-end. L’On. Pogliese – che ha diversi profili e pagine attive – sceglie di usare la diretta Facebook probabilmente da un telefono, visto la bassa qualità del video e lo fa direttamente dalla sua postazione. Il risultato però non è dei migliori, ecco spiegato perché.

  • La postura. La posizione di sbieco, la camicia stretta sotto la cravatta che fa sparire il collo, la poca luce. Tutti elementi che giocano a svantaggio di chi vuol apparire convincente e comunicativamente interessante.
  • Le mani. Durante la comunicazione il linguaggio del corpo è importantissimo ma in questo video l’Onorevole non le muove per niente, dando poca tridimensionalità al suo messaggio.
  • L’interazione. Le dirette Facebook, considerati da molti esperti il futuro della comunicazione sui social, servono a interagire con chi ci segue. Per farlo bisogna che un video superi i 5 minuti per dare il tempo ai nostri followers di accorgersi che siamo in diretta ma il video in questione non supera i due minuti. Inoltre, per tutto il tempo, l’Onorevole parla al video senza mai interagire con chi commentava. Una gestione sbagliata dello strumento Live che di fatto ha portato, tra i commenti in diretta, un esiguo numero di visitatori. Pogliese si è poi salvato in calcio d’angolo con i commenti successivi alla diretta. Forse sarebbe stato meglio postare un video in differita.
  • La scrivania. Ultimo ma non meno importante dettaglio. Le scrivanie in politica creano distanza con l’interlocutore. Si percepisce infatti una sorta di barriera tra politico e cittadino. Nel suo ultimo discorso di fine anno il Presidente della Repubblica Mattarella ha infatti scelto di non sedersi dietro la scrivania ma davanti.

 

Secondo caso. Il Sindaco di Milazzo Giovanni Formica.

Il media training

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Il secondo caso studio riguarda la recente comparsata televisiva del Sindaco Giovanni Formica (Pd) nella trasmissione di La7, Piazza Pulita. Durante la trasmissione in diretta, il Sindaco è parso in difficoltà ed è stato spesso interrotto dal conduttore Corrado Formigli. Cosa non ha funzionato?

  • La preparazione. Il Sindaco è intervenuto in un’arena di non facile gestione. Servizi contro il Comune, un conduttore schierato e altri ospiti non amichevoli lo hanno colpito ai fianchi. In questi casi il media training insegna che la preparazione è il miglior antidoto per non farsi cogliere alla sprovvista. Studiare gli avversari, gli interlocutori, capire su cosa si verrà incalzati. Il Sindaco è parso decisamente intimidito.
  • I sound bites. In televisione un concetto deve essere trasmesso attraverso i famosi 140 caratteri di un tweet. Slogan studiati aiutano in questo caso a far passare un’idea nel chiasso mediatico o nella bagarre. I tempi televisivi sono strettissimi non serve quindi rispondere al di fuori dei famosi 30 secondi. Il Sindaco però, ha iniziato i suoi ragionamenti come se si trovasse su un palco senza interlocutori. Il risultato? E’ stato interrotto 6 volte su 8.
  • Gli occhiali. Forse può sembrare il dettaglio meno importante ma in televisione creano distanza con chi ci ascolta. Meglio uno sguardo privo di filtri. La percezione da casa sarà migliore.

 

Terzo caso. Alessio Villarosa, Deputato 5 Stelle.

L’interazione sui social

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Il terzo caso è finalmente un esempio più positivo di comunicazione efficace. Potremmo analizzare l’intera pagina politica su Facebook del deputato grillino Alessio Villarosa, di Barcellona P.G. (Me) ma commenteremo solo gli ultimi post.

  • I post. A parte qualche rara eccezione in cui Villarosa, evidentemente, non ha potuto farne a meno, tutti i post della sua pagina sono brevi, efficaci, non superano le 7 righe e contengono quasi sempre call to action, ossia gli inviti a interagire, anche solo per invitare a vedere il video o a visionare il documento allegato.
  • I commenti. L’uso di una pagina Facebook non ha senso a meno che non si interagisca col pubblico. Villarosa è uno dei pochissimi politici siciliani che risponde sul social sia nella chat privata che nei commenti che gli internauti lasciano sul suo profilo.
  • Gli hashtag. Sempre azzeccati e indovinati. Spesso riprendono gli argomenti di tendenza quindi sono studiati ad hoc. Fondamentali per innestarsi in una discussione più generale e facilmente rintracciabile sul web o nel motore di ricerca di Facebook.
  • Le infografiche. Deputato attivo anche nell’uso di video e foto, Villarosa sceglie spesso di postare infografiche a forte impatto emotivo nello stile dei 5 Stelle.
  • I link esterni. Se proprio vogliamo trovare un difetto più sostanzioso, è il rimando a link esterni come articoli o blog. Facebook non predilige nel suo algoritmo i link esterni. Meglio inserire uno spaccato di articolo e citarne la fonte.

 

Insomma non tutto è perduto, ci sono esempi positivi e negativi anche in Sicilia ma a ben vedere da un’analisi più generale è possibile riscontrare esempi positivi anche in chi commette errori e in chi è più attento alle dinamiche comunicative. Di certo non ci si improvvisa Spin Doctor ed è per questo che queste professioni stanno diventando sempre più fondamentali anche tra i nostri politici locali.

 

Santi Cautela

Consulente Politico e per la comunicazione